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Insieme, a Casa Gialla: Paola Miccoli, insegnante della Scuola in Ospedale

Quando un bambino arriva in ospedale, ha paura. E’ confuso, disorientato. E come lui, tutta la sua famiglia. Ogni persona che nelle diverse professioni lo incontrerà, farà di tutto per aiutarlo ad attutire quel malessere profondo, ma fin dall’inizio saprà che purtroppo ci riuscirà solo in parte.

Se poi, oltre al ricovero, si aggiunge un prolungato allontanamento dalla propria città o addirittura, dal proprio paese, il senso di solitudine ed isolamento, sarà davvero tanto tanto grande. Molte famiglie arrivano da paesi stranieri e allora anche comunicare diventa difficile…
La sensazione di frammentarietà è molto forte. I genitori la raccontano, i bambini, spesso la disegnano. Sono disegni caotici, quasi incomprensibili, ma che raccontano chiaramente una profonda sofferenza interiore.

Poi… arriva Casa gialla
Una graziosa casetta gialla, coi gerani sui balconi, un giardino per giocare. Ancora una volta, i genitori raccontano. E i bambini, spesso, disegnano. Non più disegni caotici, confusi, tormentati; sul foglio compare una grande casa. Tutta gialla. C’è una grande porta, che accoglie; ci sono le finestre con le tendine colorate, che sanno di casa. Ci sono fiori, altri bambini che giocano. E’ tornata la vita, a casa gialla. Quasi sempre, disegnato vicino c’è un grande cuore.

Pochi anni fa, L. una splendida piccolina di cinque anni, aveva appena finito il suo disegno. Era un enorme cerchio giallo, con dentro un cuore. Chissà cosa sarà questo bellissimo disegno? – le chiesi. Lei mi guardò coi suoi occhioni e mi rispose: – ma è casa gialla! Adesso è la mia casa!

Mi raccontò che era la casa più bella che lei avesse mai visto,  che non vedeva l’ora di uscire dall’ospedale per tornare lì. Ogni giorno mi parlava della casa, di quanto si divertiva a giocare con gli altri bambini, dei gelati mangiati coi volontari e delle collane fatte con le perline…  Era felice. Molto felice.

Quando fu dimessa e finalmente tornò in Casa Gialla, ogni mattino arrivava  in day hospital con il suo zainetto rosa, in braccio al papà. Andava a fare il prelievo e le terapie e poi veniva nell’aula scuola a “fare i compiti”, come le diceva il suo papà.

Mentre lavoravamo, a lei piaceva molto chiacchierare e mi raccontava della sua vita a casa gialla, che per lei era diventata proprio la sua nuova casa. Le piaceva moltissimo, aveva trovato nuovi amichetti con i quali giocare e volontari che sapevano farla divertire. 

L’ospedalizzazione di L. è stata lunga e complessa, ma il pensiero di tornare a casa gialla, le era di aiuto per superare  i momenti difficili. Dai L. che tra pochissimi giorni torni a casa gialla! Erano sufficienti queste parole per farle tornare il sorriso e subito il foglio si riempiva di un bellissimo cerchio giallo con accanto un cuore grande. Anche il papà e la mamma si sentivano bene a casa gialla. Si sentivano accolti, capiti, aiutati.

Sì, i genitori raccontano e i bambini, spesso, disegnano… Disegnano una graziosa casetta gialla, coi gerani sui balconi e un giardino per giocare.
Una graziosa casetta gialla che apre la sua porta per offrire ristoro, aiuto, amicizia.
Speranza.

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