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Il tempo del Covid: diagnosi dei tumori pediatrici in ritardo

La paura del contagio tiene lontano le famiglie dagli ospedali e dalle visite mediche, eppure dei centri di assistenza e di cura ci si può fidare. Segnali ai quali gli esperti chiedono da sempre di prestare attenzione, e che in tempi pre-pandemia ricevevano una risposta pressoché immediata, ora vedono un rallentamento nella loro analisi. Ma ci sono malattie per cui il tempo è un elemento importante: patologie croniche o rare ad esempio.

La diagnosi precoce del tumore infantile è un fattore determinante che incide sulla qualità di vita del bambino e sulla prognosi della sua malattia. Le diverse forme di cancro non possono attendere la fine dell’emergenza, o il calo dei contagi. Un ritardo, o una terapia rimandata aggiungono difficoltà al trattamento di una patologia che già risente fortemente degli effetti della pandemia.

L’AIEOP (Associazione Italiana Ematologia Oncologia Pediatrica) ha registrato nel corso 2020 una riduzione di un terzo delle diagnosi di tumore pediatrico e un aumento di quelli diagnosticati già in stato avanzato. Si è verificata inoltre spesso la sospensione di molte terapie riabilitative e dei percorsi di riabilitazione psicosociale e un rinvio dei controlli di bambini con disabilità. Un ritardo che potrebbe avere un impatto importante rispetto al successo delle terapie negli anni a venire.

Gli oncologi italiani hanno lanciato un appello ai genitori affinché non  trascurino sintomi che potrebbero rivelarsi importanti per la diagnosi e invitano i genitori a rivolgersi con fiducia ai centri specializzati. Proprio questo viene rimarcato dalla dottoressa Franca Fagioli: «È difficile oggi quantificare con precisione quanto questo minor accesso ai servizi sanitari abbia influito sulla tempestività della diagnosi oncologica. Certo è che in quel periodo abbiamo diagnosticato meno tumori oppure individuato neoplasie in fase più avanzata e in condizioni più gravi del solito. E questo, purtroppo, comporta il rischio di compromettere definitivamente le probabilità di guarigione dei nostri malati».

La paura di contrarre possibili infezioni negli ospedali frena i genitori a sottoporre i figli a controlli approfonditi. Tutti i centri AIEOP, invece, si sono impegnati al massimo nel mettere in atto misure di prevenzione contro la diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2 tra i piccoli pazienti, tra il personale medico-infermieristico e tra i genitori in assistenza, con costanti aggiornamenti in base alle situazioni epidemiologiche regionali e locali, proprio tenendo conto delle caratteristiche peculiari dei nostri piccoli pazienti.  Per fortuna i casi di Covid-19  in bambini e adolescenti con tumore sono stati pochi. I dati raccolti dall’AIEOP parlano di 40 bambini in Italia da febbraio a ottobre. Tutti con decorso lieve o moderato, mentre un solo paziente, adolescente, ha avuto bisogno della terapia intensiva. Nessuno di loro però è morto a causa del virus. Purtroppo, in questi casi di positività, due su tre hanno dovuto interrompere temporaneamente i trattamenti chemioterapici.

Il Reparto di Oncoematologia Pediatrica del Policlinico di S. Orsola è un luogo sicuro: gli spazi sono stati riorganizzati per proteggere sia i bambini che gli accompagnatori, molte attività dedicate ai piccoli pazienti sono state ripensate come iniziative online e la didattica è a distanza.

Vogliamo ricordare che le restrizioni sugli spostamenti non si applicano in caso di motivi di salute, necessità o urgenza e che gli ospedali restano un luogo sicuro. Ci uniamo all’appello di AIEOP per far sì che questa pandemia non continui a coltivare effetti indiretti sulle altre malattie a causa dei ritardi sulle diagnosi o delle visite annullate.

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