15  January
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Fidati di chi ti accompagna in questo viaggio – Giovanna Santella

È stata una doccia fredda, non tanto la diagnosi di recidiva, ma la notizia che avremmo dovuto lasciare Napoli per continuare il nostro viaggio a Bologna: così fredda, così poco calorosa. O per lo meno, questo è quello che mi aspettavo.

Ho così lasciato che andassero soli, io mi sono presa il tempo necessario per decomprimere il cambiamento e, il giorno del trapianto, sono partita anch’io.

23 dicembre 2009.

Salgo frettolosa le scale, la paura di esser sola ad affrontare quei mesi era così forte da mancarmi quasi il respiro. Raggiungo il DH .

“Sei Giovanna? Dobbiamo salire ancora di un piano, ci sono io con te”.

Non mi son neanche chiesta chi fosse, ricordo solo il fastidio che ho provato pensando a quanto fosse stata invadente quella donna.

Ma poi, mi ha presa per mano… in silenzio, quasi in punta di piedi, mi ha accompagnata in sala d’attesa, ha aspettato che i miei arrivassero, mi ha abbracciata e mi ha chiesto di fidarmi.

Non avrei mai immaginato che quella donna, infermiera di reparto, diventasse poi il punto di riferimento di Martina, ed oggi, ancora, a distanza di 10 anni, il mio.

“Non è come pensi, fidati di chi ti accompagna in questo viaggio. Io lo sto facendo, e non è così male. Anche il bianco sterile non è così male”.

E davvero non era così male.

Avrei mille ed uno motivi per odiare quel reparto e altrettanti per odiare Bologna.

Eppure, ripensando a quei giorni, ho un unico caldo ricordo. L’affetto, il calore di chi ci ha tenuti per mano, i chilometri macinati pur di esserci, “mamma Francesca” (io così la chiamo) per essere un po’ la mamma di noi tutti.

La prima neve, l’accogliente casa Ageop, via Siepelunga , i giardini più belli che abbiamo mai visto e Noi.

Lì siamo rinate, siamo ripartite da zero. Io e lei, insieme, e con chi ci ha accompagnato in quei mesi.

Ed oggi, nonostante gli anni passino, spesso corro a Bologna per riassaporare quei ricordi che lì ho lasciato.

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