16  January
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“L’avventura continua…”

E’ l’epigrafe dedicata a un ragazzo leucemico che anni addietro si leggeva in una delle cinque sedi assegnate di volta in volta alla oncologia pediatrica bolognese e che ne esprimeva in pieno la missione.
L’avventura era cominciata più di 15 anni prima della nascita dell’AGEOP, quando uno sparuto gruppo di giovani pediatri fu convinto dal professor Paolucci ad occuparsi in modo esclusivo di oncologia pediatrica.
All’inizio questa apparve una impresa sconfortante, una classica battaglia contro mulini a vento: c’erano pochissimi farmaci antitumorali e la perdita di un bambino era vissuta con impotente rassegnazione. Ci sentivamo soli, noi medici e infermieri insieme ai genitori, e urlavamo nel cuore e nella mente contro quella incomprensibile e misteriosa ingiustizia: la sofferenza fisica e psicologica del bambino, dell’innocente. La sofferenza per definizione, la sofferenza marchiata nelle carni e nell’animo, la sofferenza senza via d’uscita: la sofferenza da cancro.
Ma non potevamo restare soli, noi e i genitori. E dovevamo iniziare una lotta contro quella sofferenza, una lotta che sapevamo sarebbe durata lunghissimi anni, che anzi sarebbe stata inestinguibile.
Per questo il piccolo drappello iniziale di medici, infermieri e genitori doveva allargarsi fino a diventare possibilmente un esercito. Medici e infermieri in prima linea, i medici col compito di trovare armi terapeutiche nuove e sempre più efficaci e gli infermieri con quello di usarle.  Nelle retrovie l’importante supporto di psicologhe, maestre, volontari per dare l’aiuto necessario. A capo il professor Paolucci.
Per parecchi anni però questo supporto restò numericamente piuttosto esiguo e affidato alla buona volontà di alcune figure (un’assistente sociale, una psicologa, una maestra, le signore dell’Aiuto Materno).  Eravamo ancora pochi; ci sentivamo ancora soli, ancora profondamente umiliati dalla sofferenza dei bambini.
Finchè sorse l’AGEOP.  Fondata da un gruppo di genitori (con l’aiuto dei medici, della signora Valeria e della maestra), ben presto si allargò, divenne l’esercito che noi volevamo, fatto di psicologhe, di maestre, di volontari con le loro familiari figure, ma soprattutto fatto di mille e mille  menti e cuori che, senza essere stati direttamente colpiti, avevano compreso il significato di quelle battaglie e il valore delle prime timide vittorie. Un esercito condotto in sequenza da eroiche madri che hanno sublimato l’avverso destino della perdita di un figlio, dedicandosi agli altri bambini malati.
Così gradualmente, grazie all’AGEOP, insieme a questo splendido esercito di persone che “fanno qualcosa” per i bambini con cancro, ora, sentendoci in tanti, possiamo forse soffocare l’urlo e attenuare il tormento di cercare una risposta alla sofferenza ingiustificata del bambino. Una risposta che appartiene al mistero e che non potrà mai arrivare.
Ma se questa sofferenza ci appare umanamente una ingiustizia,  può essere almeno di consolazione riscattarla attraverso una corale riparazione.  Una riparazione che può avvenire da parte di tutti attraverso amorevoli e gratuiti aiuti psicologici, oltre che farmacologici e di supporto alla ricerca.

 

A nome di tutti i medici che hanno svolto o che continuano a svolgere attività presso l’Oncoematologia pediatrica  di Bologna

 

Prof.Pasquale Rosito

 

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